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Gli scienziati scoprono la causa del ronzio auricolare
Scritto da Dott. Attanasio   

Segue un articolo che commenta una importante scoperta scientifica, riguardante una probabile causa degli acufeni. In calce all'articolo troverete un nostro commento per aiutarvi meglio a capire la portata di tale scoperta.


(Ivanhoe Newswire) -- Vi siete mai chiesti che cosa provoca quel suono meglio conosciuto come "ronzio auricolare"?

I neuroscienziati della Johns Hopkins University hanno scoperto che le cellule dell'apparato uditivo producono suoni propri nella fase embrionale, prima che l'orecchio possa percepire suoni attorno alle cellule. Questo consentirebbe di spiegare come il sistema uditivo in fase di sviluppo generi attività cerebrale in assenza di suono e perché sentiamo suoni come l'acufene (ronzio auricolare). I ricercatori che hanno fatto questa scoperta stavano studiando le cellule non nervose dell'apparato uditivo di giovani topi. In passato non si riteneva che le cosiddette cellule di supporto (support cells?) fossero coinvolte nella comunicazione nervosa, ma esse hanno mostrato una forte attività elettrica simile a quella delle cellule nervose. Tale attività è stata riscontrata in assenza di suoni o di qualsiasi stimolo esterno.

Gli scienziati hanno quindi scoperto che l'ATP (adenosina trifosfato), una sostanza chimica utilizzata dalle cellule come moneta energetica [NdT: principale forma di accumulo di energia degli organismi viventi], induce le cellule di supporto a modificare la propria forma. L'ATP segnala quindi alle cellule ciliate di rilasciare un'altra sostanza chimica, che attiva le cellule nervose che trasmettono il segnale al cervello.

"È come se l'ATP si sostituisse al suono quando l'orecchio è ancora immaturo e fisicamente incapace di percepire suoni" ha spiegato l'autore principale dello studio, Dwight Bergles, Ph.D., della Johns Hopkins University. "Le cellule che abbiamo studiato sembrano preposte a una sorta di "fase di riscaldamento" dell'apparato che verrà successivamente utilizzato per trasmettere i segnali uditivi al cervello".

Lo studio ha inoltre rivelato che quando il sistema uditivo del topo giunge a maturazione durante le prime due settimane di vita, la maggior parte delle cellule che rilasciano ADP scompaiono. A quel punto il topo può sentire i suoni poiché tutta l'attività elettrica spontanea all'interno dell'apparato uditivo è nel frattempo cessata.

I ricercatori spiegano che sebbene l'ATP non sia più presente, le cellule ciliate continuano a essere in grado di reagire a questa sostanza. Un'esposizione a suoni forti può indurre il rilascio di ATP nell'orecchio, che potrebbe causare la sensazione di un suono in sua assenza, come avviene nell'acufene.

FONTE: Nature, 2007


Commento della redazione di Acufeni.net

 

Premessa 

 

La scoperta è stata pubblicata su Nature, una delle più autorevoli riviste scientifiche e la fonte è la Johns Hopkins University, uno dei templi delle neuroscienze. Questo per chiarire la portata della notizia. Sarà probabilmente la base delle nuove ricerche e -certamente- manderà in frantumi tante altre teorie fino a questo momento solo ipotizzate. Ovviamente questo è un passo fondamentale, ma non sufficiente per poter solo ipotizzare una eventuale cura, pertanto non illudiamoci troppo. Ma rimane comunque una scoperta importantissima e rivoluzionaria.

 

Commento tecnico 

 

Ad una prima lettura della discussione sembra che gli autori abbiano sostanzialmente confermato ed esteso a tutte le cellule di sostegno dell'organo del Corti l'osservazione di una attività elettrica Ca dipendente e sostenuta dall'ATP delle cellule di Deiters evidenziato da Fabio Mammano (Cell Calcium, 2001), uno dei migliori neurofisiologi della coclea al mondo e che stranamente lavora in Italia, precisamente a Trieste.

Spieghiamo nel modo più semplice possibile cosa è stato descritto nell'articolo. Le cellule di supporto sono situate nell'organo di Corti, vicino alle cellule ciliate. Fino a pochissimi anni fa si pensava che nei mammiferi ADULTI queste cellule non avessero un ruolo importante, mentre negli aviari (uccelli e polli) queste cellule sono enormemente importanti in quanto servono a sostituire le cellule ciliate danneggiate (sono cioè delle vere e proprie cellule staminali fisiologiche pronte a differenziarsi appena c'è un danno). Vi rendete conto di quanto sia importante per gli studiosi riuscire a capire come fanno le cellule di supporto degli uccelli a differenziarsi in cellule ciliate; immaginate se fosse possibile ricreare le stesse condizioni nei mammiferi: sarebbe sconfitta la sordità. Purtroppo però almeno finora tutti gli studi sono risultati vani perchè l'attività delle cellule di supporto si limita all'età gestazionale e alle primisime settimane di vita, poi si fermano e restano solo come sostegno meccanico alle cellule ciliate (da qui il termine di supporting cells, SCs). Quello che si sta scoprendo è che in questo breve tempo di attività perinatale le SCs inviano dei segnali spontanei tramite l'ATP (che si comporta come un messaggero) alle cellule ciliate e queste cominciano a sintonizzarsi e pian piano a maturare la loro capacità uditiva. Tale messaggero utilizza i recettori purinici P2 che si legano ai recettori metabromici del glutammato presenti nelle sinpasi tra le cellule ciliate interne e le fibre afferenti (ne abbiamo parlato nell'articolo in home page). Malgrado questa attività spontanea delle SCs si concluda alle prime settimane di vita, i recettori P2 restano espressi sulla superficie delle cellule ciliate e delle SCs. Questo induce a IPOTIZZARE che un danno periferico possa provocare un rilascio di ATP e di Ca nelle SCs e quindi la riattivazione di una attività spontanea (non in risposta a stimoli sonori) verso le fibre nervose, così come avverrebbe nell'acufene periferico.

E' un ulteriore tassello a favore del modello biologico, ma in termini terapeutici valgono le stesse riserve espresse per i modelli periferici: per ora non è possibile bloccare la risposta al glutammato senza provocare danni uditivi, ma se si potesse disattivare i recettori P2 sarebbe un passo in avanti. Non bisogna dimenticare però che tali recettori sono presenti anche sulle cellule ciliate, quindi un blocco indiscriminato potrebbe provocare un danno collaterale. Vediamo in futuro cosa ne verrà fuori.

Stiamo chiedendo dei commenti all'American Tinnitus Association e all'autore della scoperta. Rimanete sintonizzati con questo articolo. Intanto, ovviamente, stiamo commentando la notizia sul nostro forum.

 


Bibliografia:

 
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