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Acufeni e depressione
Scritto da Dott. Attanasio   

Autoritratto di Van Gogh. Si pensa che si sia tagliato l'orecchio a causa dell'acufene. O della depressione?Numerosi Autori  hanno studiato l’associazione di depressione e ansia in pazienti con acufeni. Gli studi pubblicati hanno però il più delle volte evidenziato degli errori metodologici in termini di criteri di selezione e di mancanza di informazioni che hanno reso molto difficile quantificare realmente la presenza di una cosiddetta co-morbidità, cioè di una presenza di ansia e depressione nei pazienti con acufeni. Viene riportata una breve review dei dati pubblicati. Il primo studio di una certa rilevanza è stato effettuato nel 1987 (Harrop-Griffith) ed ha studiato 21 pazienti con acufeni e 14 soggetti ipoacusici senza acufeni.

I risultati hanno evidenziato una prevalenza di depressione maggiore al momento dello studio (=current) nel 48% dei pazienti con acufeni e di solo il 7% in quelli ipoacusici semplici. Anche la presenza di depressione maggiore nella storia clinica (quindi antecedente alla comparsa dell’acufene = lifetime) era significativamente maggiore nel gruppo con acufene (62%) rispetto agli ipoacusici (21%) Tutti gli studi successivi hanno, anche se in misura diversa, confermato questa tendenza. 

La tabella che segue riassume i risultati ottenuti dagli Autori più importanti (il termine ‘vs’ tra due cifre indica il confronto con il gruppo di controllo, quando presente nello studio):

Autori, anno e materialiDepressione maggiore (current)Depressione maggiore (lifetime)Ansia  (current)ANSIA (lifetime)
Simpson, 1988;24 con acufene grave da 60 mesi in media33% 29% 
Sullivan, 1988;40 con acufene grave60% vs 7%78% vs 21%  
Holger, 1999;92 con ipoacusia minore di 50 dB39%62%13% 
Zoger, 2001;82 paz con acufene grave39%62%45%45%
Zoger, 2002; 64% 41% 
Marciano, 2003;75 paz con acufene da almeno 6 mesi  29% 
Zorger, 200676 paz.con acufene grave84% 59% 

In generale si può affermare che la presenza di sintomi di depressione maggiore se si considera l’intera durata della vita (lifetime) di una popolazione standard ha un range che va dal 6 al 25%, mentre la depressione al momento della visita (current) va dal 2 al 5%. I valori dell’ansia in una popolazione standard sono in media di 18% al momento della visita e di circa 25% se si considera l’intera durata della vita. La prima considerazione che emerge dalla lettura dei dati è che i risultati ottenuti sono molto diversi a seconda degli Autori. Una possibile spiegazione è la mancanza di dati circa il numero di pazienti  che ha completato la sperimentazione e quelli sul numero di pazienti che erano in terapia psichiatrica durante lo studio. Inoltre i questionari di valutazione sono spesso diversi così come i criteri di inclusione e esclusione dal gruppo sperimentale. Infine  tutti gli studi pubblicati, salvo poche eccezioni, hanno posto scarsa attenzione nella definizione della gravità effettiva dell’acufene nei pazienti esaminati. Malgrado queste considerazioni, comunque, appare evidente che la tendenza osservata è quella di una significativa presenza di disturbi ansiosi e/o depressivi nella popolazione di pazienti con acufeni. E’ bene chiarire subito che l’acufene non causa sempre una depressione così come non sempre la depressione provoca l’insorgenza di un acufene. Forse, però, esistono soggetti suscettibili di sviluppare o la depressione o l’acufene, e che in un determinato momento della vita ne sviluppano uno o entrambi.

 

Il ruolo degli antidepressivi nella terapia degli acufeni

 

Alcuni ritengono che i farmaci antidepressivi siano utili in pazienti con acufeni perché riducono l’ansia e la depressione ad esso associati, ma che in realtà poco o nulla facciano direttamente sull’acufene. A supportare questa teoria ci sono due studi, il primo che ha utilizzato la nortriptilina (Sullivan, 1993), il secondo (Zonger, 2006) la setralina (lo Zoloft), che hanno dimostrato come i soggetti che avevano avuto i maggiori benefici in termini di miglioramento dell’acufene erano quelli che avevano una depressione associata. Al contrario, nessun miglioramento si era avuto in quei pazienti in cui erano associati disturbi d’ansia.

 

A contrastare l’idea di una scarsa efficacia diretta degli antidepressivi sull’acufene c’è lo studio che Robinson (2005) ha condotto con la paroxetina (Daparox), nel quale si dimostra che non c’è correlazione tra i pazienti che hanno registrato un miglioramento dell’acufene e quelli che hanno visto ridurre la loro depressione. Holger (1999) scrive: ‘…poiché la serotonina è coinvolta nella modulazione dei processi sensoriali della corteccia uditiva primaria, è possibile che in seguito alla disfunzione del sistema serotonergico che si ha nella depressione, aumenti la coscienza dell’acufene e si riduca quindi la sua tollerabilità’.

 

L’idea quindi è che i farmaci inibitori del riassorbimento della serotonina possano ridurre l’intensità dell’acufene agendo direttamente sulla conduzione nervosa dello stimolo uditivo, in particolare sulle vie uditive centrali che sono ricche proprio di recettori per la serotonina. Harris ha presentato all’ultimo congresso dell’ATA (American Tinnitus Association) un’interessante comunicazione utilizzando le nuove tecniche di neuro-immagine (PET e RM funzionale). Ulteriori studi sono in progress e promettono innovativi risultati.

 

L'altra faccia della medaglia

 

In numerosi  case reports  si osserva l’insorgenza di acufeni in coincidenza con l’inizio di una terapia antidepressiva. L’acufene è riportato come effetto collaterale nei foglietti illustrativi di tutti gli antidepressivi triciclici e delle generazioni di antidepressivi più recenti, incluso la fluoxetina (Prozac®), il trazodone (Trittico®), la sertralina (Zoloft®),  la paroxetina (Daparox®), e la venlafaxina (Efexor®). In alcuni casi è stato descritto l’insorgenza dell’acufene dopo una brusca sospensione del trattamento.  Il rischio che gli antidepressivi possano far insorgere l’acufene sembra legato alla loro azione anticolinergica. Praticamente tutti gli antidepressivi sono sia nella lista dei farmaci che causano gli acufeni che in quella di coloro che ne riducono l’intensità e ne migliorano la tollerabilità.

 

Meritano un approfondimento due nuovi antidepressivi, la sertralina e la paroxetina, oggi molto utilizzati per la loro buona tollerabilità e la grande efficacia terapeutica nei pazienti con depressione associata a disturbi d’ansia. La sertralina è l’unico antidepressivo del quale non è stato mai pubblicato un case report di attività acufenogena, mentre non è esente da rischi se interrotto bruscamente o se è assunto in maniera discontinua. Zonger (2006) ha somministrato a  63 pazienti con acufeni  dosi crescenti di sertralina (da 25 mg fino a 50mg/die) per 16 settimane e ha registrato un significativo miglioramento della tollerabilità del sintomo. Della paroxetina si ha un solo studio, pubblicato nel 2002, in cui un piccolo numero di pazienti reclutati per uno studio di efficacia del farmaco decise di sospendere il trattamento perché sentiva che l’acufene stava peggiorando. E’ invece di opposta conclusione la studio in doppio cieco di Robinson (2005) nel quale dosi crescenti di paroxetina (fino a 50mg/die per 31 giorni) hanno permesso ai pazienti con acufene cronico idiopatico non solo di migliorare la tollerabilità ma anche di ridurre l’intensità del loro acufene anche di 10dB.

 

Conclusioni

 

I dati della recente letteratura sembrano indicare negli antidepressivi di nuova generazione una valida scelta terapeutica in pazienti ben selezionati, utilizzando dosi appropriate di farmaco gradualmente crescenti e per un periodo di tempo di almeno un mese. Bisogna assolutamente evitare l’utilizzo ‘al bisogno’ e la brusca sospensione. L’uso in futuro di questionari riconosciuti da tutti e di criteri omogenei di selezione dei pazienti renderà più semplice l’analisi dei dati e la possibilità di riprodurre i metodi terapeutici proposti.

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