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Stato dell'arte
Scritto da Dott. Attanasio   

 

Definizione

 

L’acufene (chiamato anche tinnitus dagli autori anglosassoni) può essere definito genericamente come una sensazione uditiva percepita in un orecchio o in entrambi o nella testa, in assenza di uno stimolo sonoro esterno. Ogni persona ha sperimentato almeno una volta nella vita questa sensazione, con le caratteristiche di un fischio o di un ronzio auricolare e della durata di pochi secondi. In alcuni casi, però, la presenza dell’acufene diventa tanto ingombrante da influenzare negativamente la qualità della vita di chi ne soffre, con comprensibili risvolti psicologici e comportamentali.

 

E’ bene ricordare che l’acufene è un sintomo e non una malattia vera e propria. In base agli studi epidemiologici più recenti si calcola che in Italia più di 3 milioni di persone soffrano di acufeni continui. L’incidenza diminuisce con l’età, dal 38% prima dei 40 anni al 29% dopo i 60 anni e aumenta tra le classi sociali più abbienti. I due sessi sono colpiti in eguale misura. L’acufene viene percepito come un suono continuo, costante e immodificabile nella maggioranza dei casi. Le variazioni di intensità possono essere legate al grado di attenzione e all’entità del rumore ambientale che riesce a mascherarlo. Solo nel 25% dei casi esso è realmente fluttuante.

 

L’acufene può avere origine in qualunque parte del sistema uditivo. Praticamente ogni stazione lungo la via uditiva primaria o lungo le vie associative reticolari oppure lungo le vie comportamentali dell’integrazione uditiva (discriminazione, memorizzazione, allarme, emozione),  può essere sede di origine o di rafforzamento di un acufene. Se l’acufene è tonale, la sua frequenza spesso corrisponde alla deflessione massima della curva audiometria in un paziente ipoacusico. Occasionalmente, quando non sembra esserci una ipoacusia associata ad acufene, questa viene poi documentata con un più accurato esame audiometrico nelle frequenze non routinariamente testate. Altre volte, infine, l’ipoacusia può essere localizzata a frequenze superiori a quelle del range dell’esame audiometrico. In genere le caratteristiche dell’acufene – tonale, rumoroso, tonale su un rumore di fondo, pulsatile o continuo, costante o intermittente –  forniscono scarse informazioni sulle sue origini. Solo durante una crisi di Meniere l’acufene si presenta con una caratteristica patognomonica che è il rumore a bassa frequenza (“roaring noise”).

 

 

Classificazione clinica

 

La classificazione clinica più semplice per gli acufeni è quella che li divide in oggettivi e soggettivi. Tutte le condizioni che producono acufeni oggettivi hanno in comune lo sviluppo di energia vibratoria meccanica capace di produrre un suono che può essere percepito non solo dal paziente, ma anche da un soggetto esterno. Si tratta di patologie vascolari, quali le fistole artero-venose del collo, i tumori glomici carotidei, gli aneurismi intracranici o meningei ed infine le patologie dei grossi vasi del collo, dagli aneurismi alle stenosi. E’ possibile avere acufeni oggettivi per una tuba di Eustachio beante ed in questo caso gli acufeni sono sincroni non già con il polso, come per le patologie vascolari, ma con gli atti respiratori. In ultimo, gli acufeni oggettivi possono presentarsi non pulsatili, come nei casi di contrazioni cloniche dei muscoli dell’orecchio medio, associati o meno a contrazioni dei muscoli del velo palatino.

 

Gli acufeni soggettivi sono molto più frequenti di quelli oggettivi. Possono accompagnarsi a molte patologie audiologiche, vestibolari o neurologiche ed in questi casi la diagnosi eziologica si basa sullo studio dei sintomi associati. Gli acufeni soggettivi associati sono riferiti in corso di patologie dell’orecchio esterno, dell’orecchio medio  e, nella maggior parte dei casi, dell’orecchio interno. Nell’85% dei pazienti con un tumore del nervo acustico è presente un acufene soggettivo. Infine esiste un acufene associato a malattie del Sistema Nervoso Centrale (SNC) su base vascolare, infiammatoria, traumatica o degenerativa.

 

 

 

Orecchio esterno

Tappo di cerume

 

Otite esterna

 

Esostosi

Orecchio medio

Otite media

 

Otosclerosi

 

Rigidità/Discontinuità ossiculare

Orecchio interno

Otosclerosi cocleare

 

Fistola perilinfatica

 

Ipoacusia improvvisa

 

Traumi:

Fratture longitudinali della rocca

  

Traumi della base cranica

 

Esposizione a rumore:

Trauma acustico acuto

  

Esposizione lavorativa

 

Presbiacusia

 

Neurinoma del n. acustico

 

Malattia di Menière

Chirurgia ORL

Chirurgia dell’orecchio esterno, stapedectomia, miringotomia

Farmaci

Es.: ampicillina, aspirina, chinino, furosemide, naprossene

Patologie facciali

Sindrome di Costen, bruxismo

Malattie autoimmuni

Sindrome di Cogan, LES, artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto

Malattie del SNC

Epilessia, cefalea, M. di Alzheimer, M. di Parkinson, sclerosi multipla, infiammazioni (meningiti, encefaliti)

Malattie cerebro-vascolari

Infarto cerebrale, TIA, sindrome vertebro-basilare, sindrome da compressione vascolare del nervo VIII

Alterazioni ormonali

Ciclo mestruale:

Comparsa dell’acufene 1-2 giorni prima del ciclo mestruale e scomparsa entro le 24 ore dalla fine del ciclo.

 

Menopausa

 

Uso di contraccettivi orali

Insufficienza renale

Sindrome di Alport:

glomerulonefrite, ipoacusia, difetti del cristallino

 

Nefropatia diabetica

Emopatie

Policitemia, anemia a cellule falciformi

 

TABELLA 1: Patologie e trattamenti ai quali può associarsi un acufene soggettivo

 

 

Terapie sperimentali

 

Proprio in ragione della ridotta efficacia delle terapie proposte per la cura degli acufeni (malgrado le ottimistiche intenzioni dei loro propugnatori!) il campo delle terapie attualmente in sperimentazione clinica è molto ampio. Personalmente ritengo che l'errore principale sia quello di ritenere l'acufene come una unica entità capace quindi di rispondere ad una sola terapia. Si tratta invece di uno stesso sintomo comune a molte patologie e soprattutto elaborato ed emotivamente rafforzato in maniera del tutto diversa da ciascun paziente. Ecco quindi come il rapporto tra il medico e il paziente deve essere particolarmente curato, al fine di comprendere quale possa essere il protocollo medico più idoneo. Accanto ad una terapia con antiossidanti, si cercherà quindi di inserire farmaci che regolano il sistema limbico preposto alle emozioni, piuttosto che farmaci antidepressivi o ansiolitici. Il glutatione ridotto è un farmaco molto utilizzato, ma anche la melatonina coniugata e i precursori delle vitamine antiossidanti del gruppo A, E e C sembrano essere in molti casi utili a ridurre l'intensità dell'acufene e a migliorarne la tollerabilità. In alcuni casi non sarebbe da escludere una somministrazione locale, trans-timpanica, dei farmaci, al fine di ridurne la dose e quindi gli effetti collaterali.

 

 

 
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