Editoriale: Tinnito nella diagnostica per immagini 1/3Robert A. Levine e Jennifer R. Melcher
I recenti progressi nella diagnostica per
Immagini
Funzionale (
FI) hanno aperto nuove possibilità per capire ed infine per trattare il tinnito. Precedentemente, il tinnito è stato caratterizzato dalle sue proprietà percettive (per esempio, tono, sonorità, modelli di mascheramento) e dalle sue proprietà psicologiche (per esempio, grado di afflizione), così come la sua relazione con i risultati clinici quali le anomalie dell'audiogramma, l'angolo cerebello pontino, o i tessuti molli della testa o del collo. Per contro la FI fornisce una visione interamente nuova del tinnito rivelando direttamente i funzionamenti del cervello nei pazienti col tinnito. L'applicazione della FI al tinnito è ancora all’inizio. Tuttavia, la FI sta già fornendo nuove comprensioni nella neurofisiologia del tinnito e ci sono molte prevedibili possibilità per essa che abbia alla fine impatto sulla cura del paziente.
Che cosa è la FI? Le tecniche di FI rivelano i modelli spaziali di attività neurale nel cervello. Le due tecniche di FI più ampiamente usate sono la
Tomografia ad
Emissione di
Positroni (
PET) e una particolare forma di
Risonanza
Magnetica per
Immagini (
MRI) denominata
MRI funzionale (
fMRI). Nella PET è usato un tracciatore radioattivo per misurare gli indicatori fisiologici di attività neurale quali il metabolismo del glucosio, il blocco del recettore del neurotrasmettitore, o il flusso del sangue.
La PET può essere usata
(a) per rilevare il modello spaziale di attività del cervello nello stato di calma e
(b) per mostrare dove l'attività nel cervello cambia, per esempio, in risposta al suono o ad un cambiamento nel tinnito.
La seconda tecnica, fMRI, può soltanto mostrare i cambiamenti nell'attività del cervello, ma non usa una sostanza tracciante. Nella sua forma più comune, la fMRI rileva i cambiamenti nell'ossigenazione del sangue che avvengono naturalmente dove l'attività del cervello cambia.
Come è stata applicata la FI al tinnito? In questi ultimi cinque anni una serie di rapporti hanno dimostrato l'attività anormale del cervello nelle persone con il tinnito. Mentre queste indagini si sono focalizzate principalmente su alcuni tipi particolari di tinnito, esse dimostrano la fattibilità delle tecniche che dovrebbero essere generalizzabili per il tinnito nelle sue numerose forme.
La FI è stato applicata al tinnito in tre modi principali.
Il primo approccio ha usato il fatto che il tinnito può a volte modularsi tramite i movimenti oro-facciali, deviazioni nella posizione degli occhi o stimolazioni cutanee (Cacace ed altri., 1995, 1999; Lockwood ed altri., 1998, 1999; Giraud ed altri., 1999). Quando queste manipolazioni sono state usate per alterare la sonorità del tinnito, sono stati rilevati cambiamenti corrispondenti nell'attività corticale con la PET o con la fMRI.
Il secondo approccio ha modulato il tinnito usando un mascheratore acustico e ha localizzato cambiamenti correlati nell'attività del cervello (Levine ed altri., 1997; Mirz ed altri., 1999; Melcher ed altri., 2000).
Il terzo approccio ha usato la PET per esaminare il livello di attività nello stato di calma nel cervello dei pazienti col tinnito (Arnold ed altri., 1996; vedere inoltre Shulman e Strashun, 1995).
I dati della FI che si sono accumulati finora sono largamente coerenti con l'idea che la percezione del tinnito corrisponda a livelli anormalmente elevati di attività neurale sia nelle zone uditive corticali che sub-corticali. I rapporti di Lockwood ed altri (1998) e Melcher ed altri (2000) aumentano la possibilità che la FI possa fornire nuove comprensioni negli aspetti psicologici del tinnito quale per esempio l'afflizione collegata.

Figura 1: Il rumore binaurare ha prodotto attivazione (asimmetrica) anormale della fMRI dentro il collicolo inferiore nei pazienti con il tinnito laterale. Le immagini provengono da soggetti con tinnito (pannello di sinistra) e senza ( pannello di destra). La percezione del tinnito era lateralizzata all'orecchio di destra (indicato dalla freccia). In ogni pannello, l’attivazione in risposta al rumore è sovrapposta sull' immagine anatomica del collicolo inferiore. L'attivazione è indicata come regioni concentriche di ombreggiatura di grigio; successivamente le tonalità più scure di grigio indicano progressivamente livelli più elevati di attivazione. L’area mostrata nei due pannelli è indicata sulla fetta diagrammatica del cervello all’estrema sinistra.
Destra: R, Sinistra: L.
(adattato da Melcher ed altri., 2000)
La figura 1 mostra un esempio di un' anomalia del cervello che è stata vista riproducibile nei pazienti del tinnito. I dati provengono da uno studio fMRI di soggetti con il tinnito laterale ad un orecchio e normali soglie uditive. In risposta ad uno stimolo mascherante binaurale, i soggetti con tinnito hanno mostrato un’ attivazione asimmetrica al livello del collicolo inferiore (pannello di sinistra). Per contro, i soggetti di controllo hanno mostrato la relativa attivazione simmetrica (pannello di destra). L'asimmetria nei soggetti con tinnito era specificamente attribuibile all'attivazione anormalmente bassa nel collicolo inferiore controlaterale al tinnito percepito (cioè, il collicolo inferiore di sinistra nella figura 1).
Un'interpretazione diretta di questa anomalia è la seguente:
(a) c’era un’ anormale alto livello di attività neurale nel collicolo inferiore controlaterale alla percezione del tinnito e
(b) questa attività “collegata al tinnito” era sufficiente alta che ogni attività supplementare evocata dal suono è stata limitata dalla saturazione. Siccome questa ipotesi ed altre sono esaminate sistematicamente, riteniamo che sarà capita meglio la base neurofisiologica del tinnito.